Non ho un metodo confezionato. Ho un modo di stare nelle cose che ho costruito cadendo, e che oggi insegno e vivo ogni giorno. Non lo presento come una formula perché non lo è. È un orientamento, un modo di pensare e di decidere che mi ha riportato al centro quando ne ero uscito.

Quello che trovi qui è un punto di partenza. Negli articoli, nei video e nei materiali che caricherò mese dopo mese troverai gli approfondimenti, gli strumenti pratici, le esperienze raccontate da vicino. Questa pagina è viva. Crescerà.

I

I tre pilastri

I.

Etica

Non è un valore astratto. È il modo concreto in cui scegli con chi lavorare, come tratti un cliente quando nessuno ti guarda, cosa fai quando una scorciatoia sarebbe più conveniente. L'etica si misura nei momenti in cui costa, non in quelli in cui è facile.

II.

Sinergia

Da soli non si va lontano. Ho passato anni a credere che fare tutto da solo fosse una forma di forza. Era una forma di paura. La sinergia è la disciplina di cercare prima le persone giuste e poi le cose da fare con loro. Prima il chi, poi il cosa.

III.

Resilienza

Non è la capacità di non cadere. È la capacità di rialzarsi avendo capito qualcosa. Le cadute che non insegnano niente sono cadute sprecate. Quelle che insegnano diventano la base su cui costruisci il pezzo successivo della tua vita.

Le cadute che non insegnano niente sono cadute sprecate.

II

Le abitudini che mi hanno tenuto in piedi

Sono undici punti che non ho inventato io: sono cose che ho messo a fuoco nel tempo e che oggi tengo ferme nelle mie giornate.

Tratta gli altri come vorresti essere trattato.

È la regola più antica del mondo, e funziona ancora.

Prima la voglia, poi la passione.

Senza fame, anche la passione si spegne. La voglia è il motore. La passione è quello che la voglia diventa quando trova la sua direzione.

Fiducia nelle proprie capacità.

Si rinnova ogni giorno. Non è uno stato d'animo, è un esercizio.

Prima chi, poi cosa.

Trova il tuo cospiratore, costruisci con lui una sinergia. Poi fai lo stesso con i collaboratori, i fornitori, i clienti. Contribuisci a realizzare il sogno di qualcuno e qualcuno contribuirà al tuo.

Lealtà e rispetto.

Sono una parola sola.

Chiarezza di idee.

Anche quando intorno c'è confusione. Soprattutto quando intorno c'è confusione.

Perseveranza.

La maggior parte delle persone si arrende un passo prima del punto in cui sarebbe arrivato il risultato.

Lungimiranza.

Saper prendere decisioni difficili nei tempi giusti, anche quando gli altri ti dicono che stai sbagliando. Spesso i tempi giusti non coincidono con i tempi comodi.

Resilienza, follia e creatività.

Gli ostacoli sono una benedizione. Ti aiutano a crescere. Una vita senza ostacoli non è una vita comoda, è una vita ferma.

Tieni sotto controllo il denaro.

Il resto viene dopo.

Scambio in abbondanza.

Dai sempre qualcosa in più di quello che gli altri si aspettano. È una regola di lavoro e una regola di vita.

III

Visione

Voglio creare un ambiente in cui ogni persona possa sentirsi libera di esprimere i propri sogni e desideri, vivendo senza paura e con apertura verso gli altri. Con strumenti e opportunità adeguate, mi impegno a promuovere il benessere e la realizzazione personale di ciascuno.

IV

Missione

Offrire servizi di alta qualità che favoriscano il miglioramento personale, sociale e professionale. Aiutare le persone a sentirsi bene con se stesse e con gli altri, a perseguire i propri sogni con determinazione, a condividere idee e aspirazioni dentro una comunità in cui i valori condivisi possano crescere insieme.

V

Dove approfondire

Questa sezione si arricchirà nel tempo con contenuti dedicati a ciascun pilastro e a ciascuna delle abitudini che hai letto. Articoli, riflessioni, esempi pratici, esercizi, materiali scaricabili.

La gestione di sé

Come si costruisce una giornata che ti tenga in piedi. Tempo, energie, priorità, abitudini.

Le persone

Come si scelgono, come si fanno crescere, come si lasciano andare. Il chi prima del cosa.

La gestione finanziaria

Mettere sotto controllo il denaro è il punto da cui parte la libertà imprenditoriale.

Le crisi

Come si attraversano, come si leggono in tempo, come si esce. Cosa ho imparato dalla mia.

La leggerezza

L'argomento più sottovalutato di tutti. Come si impara a portare il peso senza farsene schiacciare.

Letture e materiali

Quello che mi ha aiutato negli anni e continua ad aiutarmi. Una bibliografia ragionata, non una lista.

VI

La libreria

Articoli, interventi e materiali pubblicati. La pagina cresce nel tempo.

La leggerezza che nasce dal lavorare bene

Dopo aver lavorato con centinaia di imprenditori, collaboratori e team, ho capito una cosa semplice: le persone stanno bene quando lavorano bene. Il benessere non è un regalo che arriva da fuori. È una conseguenza di come viviamo il nostro lavoro ogni giorno.

Spesso si pensa che il benessere consista nel togliere peso, nel fare meno, nell'evitare la fatica. Non è così. Il vero benessere nasce quando ti senti in equilibrio. Quando percepisci che stai crescendo, che stai migliorando, che stai portando un contributo reale. Il benessere è la sensazione di essere nel posto giusto mentre costruisci qualcosa di importante.

La libertà non è fare quello che si vuole

Molti credono che la libertà sia fare quello che si vuole. Nel lavoro funziona al contrario. La libertà arriva quando sei responsabile. Quando hai controllo sul tuo ruolo, sui tuoi compiti, sui tuoi risultati. Quando sai cosa fare, perché lo fai e quali sono le conseguenze delle tue azioni.

Responsabilità e libertà sono collegate. Più ti assumi responsabilità, più ti senti libero. La responsabilità è ciò che ti permette di sentire che la tua vita professionale è nelle tue mani, non nelle circostanze o nelle decisioni degli altri.

La disciplina crea leggerezza

Sembra un paradosso, ma non lo è. La pesantezza nasce dal caos, dal non sapere cosa fare, dal rimandare, dal non avere procedure chiare, dal lavorare sempre in emergenza. La disciplina fa l'opposto. Porta ordine. Dà ritmo. Ti consente di lavorare meglio, con meno stress e più lucidità. E quando le cose scorrono, quando c'è fluidità, arriva quella sensazione di leggerezza che tutti cerchiamo.

La leggerezza non è superficialità.

La felicità professionale non arriva facendo meno

Arriva facendo meglio. Quando il lavoro è fatto bene, quando c'è cura, quando c'è impegno, si crea un circolo virtuoso: il lavoro migliora la persona e la persona migliora il lavoro.

In questi anni ho visto trasformazioni incredibili. Persone che, grazie al lavoro, hanno sviluppato nuove competenze, hanno scoperto parti di sé che non conoscevano, hanno imparato a gestire meglio le emozioni e le relazioni. Il lavoro è una palestra, e se fai le cose con disciplina e responsabilità, in quella palestra migliori ogni giorno.

Non si cresce da soli

Un'azienda diventa un luogo di benessere quando c'è un sistema di valori condiviso. Quando ognuno sa qual è il suo ruolo, quando c'è rispetto, quando si lavora verso lo stesso obiettivo. Questo crea appartenenza. E quando ti senti parte di qualcosa, quando ci tieni, quando vuoi bene all'azienda e alle persone con cui lavori, cambia tutto.

La leggerezza non è superficialità. È il risultato di un contesto che funziona. Di persone che fanno la propria parte. Di un'organizzazione chiara, di relazioni sane. È la sensazione di poter dare il meglio senza essere schiacciati dal peso del lavoro.

Una scelta da fare ogni giorno

La domanda da farsi è semplice. Come vogliamo vivere il lavoro? Vogliamo subirlo o vogliamo usarlo come strumento per migliorare noi stessi?

Negli anni ho visto cosa succede quando una persona sceglie di migliorare. Succede che si sta meglio, perché si lavora meglio. È un'equazione che non sbaglia mai.

Ognuno di noi può portare un pezzo della propria disciplina, della propria responsabilità e della propria leggerezza dentro all'azienda in cui lavora. Se lo facciamo tutti, insieme, il benessere non sarà un obiettivo lontano. Sarà semplicemente il modo in cui viviamo ogni giorno.

Decisioni che cambiano la vita

Non puoi ottenere quello che non decidi.

Quando ho smesso di decidere, ho perso tutto

Sono nato a Palermo nel 1974. A diciassette anni ho lasciato gli studi per andare a lavorare. A ventun anni li ho ripresi e mi sono diplomato da esterno. Nel 1996 ho aperto la mia prima partita IVA. Nel 2000 ho fondato la mia prima società. Tra il 2001 e il 2007 mi sono sposato e sono nati Zeudi e Samuele. Nel 2007 ho lasciato la società che avevo fondato.

Fino a quel momento, a parte nascere, tutto il resto l'avevo deciso io.

Poi ho smesso di decidere.

Tra il 2008 e il 2013 non ho deciso cosa volessi fare nella vita. Non ho deciso se emigrare o no. Non ho deciso se dare una svolta al mio matrimonio. È stato il finimondo. Ho perso letteralmente tutto: soldi, famiglia, amici, serenità. Era un continuo non decidere, un continuo rimandare, un attendere che gli eventi facessero qualcosa al posto mio. Ero in balia degli eventi e della mia indecisione.

Nel 2014 ho conosciuto OSM. È iniziata la mia seconda vita.

Il mio risveglio è avvenuto con l'I-Profile, l'analisi delle caratteristiche personali. Lì mi sono visto per quello che ero. Non ascoltavo. Non chiedevo. Non concludevo. Non affrontavo. Era ora di tornare a decidere.

Ho deciso di allontanarmi da tutto quello che conoscevo e amavo, per andare in una città che non conoscevo, a fare un lavoro che non conoscevo, senza soldi e senza nessuna certezza tangibile. L'unica cosa che avevo era la mia convinzione: io valgo, e se mi impegno e do valore agli altri, riuscirò a dare il mio contributo e verrò ricordato per qualcosa di bello.

Le lezioni che ho imparato

Non decidere equivale a decidere di non fare. Non esistono decisioni giuste o sbagliate, tutte le decisioni prese servono a qualcosa. Si cresce con le vittorie, si matura nelle sconfitte.

E poi alcuni principi a cui mi ispiro: non accettare mai niente di meno di quello che voglio; fare quello che mi farà crescere; non fare agli altri quello che non vorrei subire; mantenere la parola data o rinegoziare l'accordo; ascoltare i consigli di chi ha avuto più successo di me, ma decidere sempre con la mia testa.

Cosa serve per prendere una decisione importante

Decidere significa prendere un impegno definitivo di fronte a una situazione, dopo una valutazione personale. Significa essere disposti a fare tutto quello che serve per raggiungere un risultato. Una decisione vera è composta da quattro elementi.

Dinamicità e dinamismo.

La dinamicità è la capacità di muoversi con grinta e disinvoltura nelle situazioni. Il dinamismo è la capacità di adattarsi camaleonticamente a quello che cambia. Una è agilità di movimento, l'altra è trasformismo. Servono entrambe.

Elasticità.

È la capacità di muoversi con facilità, leggerezza e agilità. Significa anche uscire dalla zona di comfort, mettersi alla prova in situazioni che non si conoscono alla perfezione, accettare di non essere del tutto tranquilli. Solo così si impara e si migliora.

Coraggio.

Il coraggio è quella forza d'animo che ci viene quando facciamo le cose che vogliamo veramente. È la forza segreta che ci fa affrontare le paure e i pericoli. Non è assenza di paura. È la decisione di andare avanti con la paura accanto.

Ideali.

Gli ideali sono l'insieme delle idee verso cui una persona tende. Avere ideali significa avere la capacità di immaginare il futuro. Risponde a un'esigenza profonda dell'animo umano. Avere ideali serve a dare un senso alla propria esistenza.

Il quinto elemento, il più importante

C'è un quinto elemento che tiene insieme gli altri quattro, ed è la vitalità. Senza vitalità, la dinamicità diventa agitazione, l'elasticità diventa ansia, il coraggio diventa imprudenza, gli ideali diventano sogni che non si realizzano mai.

La vitalità è quella tensione interna che ti fa scegliere ogni giorno di essere la versione migliore di te stesso. Per mantenere la vitalità, devi decidere. Continuare a decidere. Perché la vitalità è la conseguenza di una vita in cui sei tu a guidare, non il contrario.

Esercizio pratico

Prendi un foglio. Pensa alle aree della tua vita in cui in questo momento hai più difficoltà. Scrivi il problema più grande che hai in quelle aree. Anche più di uno se serve.

Adesso rileggi quello che hai scritto e, seguendo i quattro elementi che abbiamo visto, prendi una decisione su ciascun problema. Poi chiediti se hai abbastanza vitalità per sostenere quella decisione nel tempo. Se la risposta è no, è da lì che devi partire.

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